
Dopo oltre sei secoli di silenzio, torna a vivere una delle più antiche tradizioni della nostra storia letteraria: l’Incoronazione dei Poeti in Campidoglio. Un rito che affonda le radici nella tradizione classica e medievale e che oggi viene riproposto non come semplice memoria, ma come atto culturale capace di parlare al nostro tempo, grazie all’iniziativa promossa e curata dalla Federazione AUT-Autori su impulso di Alessandro Occhipinti Trigona.
Nel corso della cerimonia, ospitata nella Sala Consiliare Giulio Cesare, la corona d’alloro è stata posta sul capo di Valerio Magrelli, tra le voci più autorevoli della poesia contemporanea, che diventa così idealmente erede di Francesco Petrarca, incoronato proprio l’8 aprile del 1341 in Campidoglio. A Magrelli, già insignito di numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio Feltrinelli conferito dall’Accademia Nazionale dei Lincei, si affianca simbolicamente il giovane poeta Mattia Tarantino, 25 anni, direttore del giornale “Inverso – Giornale di poesia”, premiato per il suo talento emergente.
In un pomeriggio ricco di bellezza, incontri e ispirazione, Magrelli ha ricevuto il premio scultoreo realizzato dall’artista Lorena Tiberi dalle mani di Paola Passarelli, Direttrice Generale del Ministero della Cultura – Direzione Biblioteche e Istituti culturali, mentre a consegnare il riconoscimento a Tarantino è stata Antonella Melito, Consigliera Capitolina.
Le parole dei protagonisti aprono una riflessione sulla responsabilità incarnata dal poeta nella società di oggi e sulla difficoltà di mantenere integra, nel tempo, la propria investitura e la propria “sacralità”. «Vorrei sottolineare che l’essere autore non significa soltanto scrivere: è un impegno intellettuale, creativo e morale – afferma Magrelli –. Ci sono autori straordinari e narratori eccellenti, ma purtroppo esiste anche uno spettro di mediocrità. Di fronte a questa varietà, scegliere cosa leggere e seguire diventa un atto consapevole.
Ho deciso di citare due passaggi, uno dei quali l’ho già menzionato in conferenza stampa. Si tratta di un episodio tratto da una poesia di Baudelaire, grande poeta francese del XIX secolo. Racconta di un momento a Parigi: attraversando la città tra cavalli, carrozze e fango, il poeta perde la sua aureola. L’episodio, descritto con ironia e precisione, simboleggia la modernità e la fragilità delle certezze: perfino qualcosa di sacro come l’aureola può scivolare via.
Questo episodio mi ha fatto riflettere: la modernità comporta inevitabilmente perdite, ma ciò che conta è continuare a raccogliere, valorizzare e condividere ciò che ci viene affidato. Ecco perché oggi mi trovo qui, grato per l’affetto e la generosità di chi mi ha dato questa corona.
Non posso tacere, però, che le corone restano comunque simboli temporanei, fragili, eppure capaci di dare significato e ispirazione. Per questo ringrazio tutti voi: la poesia, nonostante le difficoltà e la precarietà dei tempi, continua a essere potente e viva.
Ho iniziato a scrivere prestissimo, e oggi comprendo quanto sia importante mantenere viva questa passione, anche in periodi difficili, come quelli degli anni di piombo, quando ogni parola assumeva un peso particolare» conclude Magrelli.
Dal canto suo Mattia Tarantino coglie in profondità la potenza della parola e della sua celebrazione: «Quello di oggi non è solo un gesto simbolico, ma un riconoscimento della memoria e delle esperienze che ci attraversano, degli incroci e degli incontri che segnano la nostra vita. Questo gesto apre la possibilità di nuovi momenti condivisi.
Molti anni fa si parlava del desiderio di scrivere una “storia delle immagini del pensiero”: un’opera capace di attraversare i secoli, le forme del linguaggio e le esperienze umane. In questo percorso si incontra una tensione simile a quella tra filosofia e poesia: da un lato ordine e misura, dall’altro libertà e responsabilità espressiva. È proprio in questa tensione che la parola acquista forza e apre nuovi scenari. Essere qui oggi dimostra quanto la parola possa essere condivisa e rinnovarsi nel tempo. In questo contesto, la parola non è solo comunicazione, ma strumento di conoscenza, relazione e consapevolezza del mondo e degli altri».
L’alloro torna così a essere il segno più alto del riconoscimento poetico, mentre Roma rilancia la propria vocazione culturale proponendosi come capitale di un ideale “Nobel della poesia italiana contemporanea”, con una prospettiva aperta anche al contesto europeo. Un risultato ottenuto grazie all’impegno e alla perseveranza, come sottolineano gli organizzatori, che hanno perseguito questo obiettivo senza scoraggiarsi e scegliendo anche di andare controcorrente: «Oggi viviamo in un’epoca dominata dalla velocità e dalla sovrabbondanza di contenuti, spesso privi di riconoscimento autoriale, fenomeno ulteriormente accelerato dall’Intelligenza Artificiale. Pur essendo una tecnologia straordinaria, essa non potrà mai sostituire ciò che rende unico l’essere umano: la capacità di provare emozioni, riflettere e interpretare la realtà. Come ricorda la scienza, siamo fatti della stessa materia delle stelle, ma possediamo anche una dimensione invisibile e profonda, coscienza, anima, che alimenta la creatività. È da qui che nasce l’arte: dietro ogni opera significativa c’è sempre una mente capace di immaginare qualcosa di nuovo. Valorizzare l’autore significa quindi promuovere pensiero, cultura e libertà. In questo senso, l’incoronazione di un poeta in Campidoglio celebra una delle più alte espressioni della nostra identità culturale: la poesia, nella sua forza e nella sua piena attualità» spiega Alessandro Rossetti di Aut Autori.
Per questo e per altri motivi emersi negli interventi e nei messaggi che si sono susseguiti – tra cui quelli di Antonella Melito, Consigliera Capitolina, Alessandro Amadori – Consigliere del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e del Merito, Arianna Punzi, Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Sapienza di Roma, la professoressa Cecilia Bello, docente di letteratura contemporanea, e Paola Passarelli, Direttrice Generale del Ministero della Cultura – Direzione Biblioteche e Istituti culturali – la cerimonia ha assunto soprattutto la forma di un gesto di riattivazione culturale: non solo il recupero di un rito, ma un invito a riscoprire la poesia come strumento per comprendere il mondo, restituire senso alle parole e ricostruire un legame profondo con l’esperienza umana. In questo orizzonte, la figura del poeta riacquista centralità, come interprete del presente e custode di uno sguardo capace di generare empatia e consapevolezza. Il pensiero unanime ha ribadito come la sensibilità poetica rappresenti una risorsa preziosa per i giovani. Secondo Amadori: «La poesia insegna ad ascoltare, a cogliere la complessità, a scegliere con cura le parole e a gestire le emozioni, competenze essenziali in un mondo che tende a semplificare e accelerare». Per Melito: «La poesia crea comunità e patrimonio condiviso, educa alla complessità e alla responsabilità del linguaggio, contribuendo alla formazione di cittadini consapevoli e accompagnando i cambiamenti sociali e culturali». Particolarmente incisive le parole di Punzi: «La poesia attraversa il tempo e continua a parlarci, penetrando nei luoghi più profondi dell’anima. Premiare i poeti significa riconoscere un antidoto al rumore contemporaneo e un invito a guardare la realtà con occhi nuovi». Rafforza questa riflessione Passarelli: «In tempi complessi, la poesia illumina il cammino, invita a rallentare e a riflettere, offrendo strumenti per comprendere noi stessi e il mondo, e per trasformare la conoscenza in consapevolezza».
Prezioso anche il contributo di Maria Letizia Compatangelo – CENDIC, Filippo Bressan, ispettore di Polizia locale, Francesco Ranieri Martinotti – ANAC. Una lunga e articolata riflessione condivisa, arricchita da letture e momenti artistici, in cui memoria storica e sensibilità contemporanea si sono intrecciate in un dialogo fertile. In particolare, l’attrice Daniela Poggi ha dato voce ai componimenti di Magrelli — tra cui Sangue amaro, Ora serrata retinae, Exfanzia — e a quelli firmati da Mattia Tarantino — L’età dell’uva, Fiori estinti, Maria. All’attore e Presidente del Registro delle Attrici e Attori Italiani, Raffaele Buranelli, il compito di leggere i numerosi messaggi giunti. Particolarmente intenso il contributo della scrittrice Dacia Maraini, che ha ricordato la forza vitale e salvifica della poesia anche nelle condizioni più estreme:
«Ringrazio la Federazione degli Autori per questa bella iniziativa sulla poesia. Voglio ricordare che mio padre che scriveva poesie (leggere e scrivere era proibito) di nascosto nel campo di concentramento, le nascondeva dentro la pancia di un orsacchiotto di peluche che apparteneva alla mia piccola sorella che non se ne separava nemmeno per dormire. E le guardie non le hanno mai trovate. Le poesie danno latte e miele al cervello stanco e confuso. Fanno perfino guarire dalla fame e dalle pene della guerra».
Promossa dalla Federazione AUT-Autori insieme alla Facoltà di Lettere e Filosofia della Sapienza Università di Roma, l’Incoronazione dei Poeti nasce con l’ambizione di diventare un appuntamento stabile, capace di rimettere la poesia al centro del dibattito culturale e civile. Si tratta di un progetto vincitore dell’Avviso Pubblico per la realizzazione di iniziative di interesse per l’Amministrazione Capitolina in occasione del Giubileo 2025, in collaborazione con Zètema “Progetto Cultura”. Realizzato con il Fondo per il diritto di prestito pubblico nella categoria “autori Opere a Stampa” del Ministero della Cultura – Direzione generale biblioteche e istituti culturali.
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